sabato, 17 maggio 2008
E oggi il buon Ratzinger chiede ai cristiani 'Il coraggio di affrontare le sfide del mondo, come materialismo, relativismo e laicismo, senza cedere a compromessi e disposti a pagare di persona". Prescindiamo, nel discorso, dal considerare la differenza tra laicità e laicismo, tanto anche la laicità non è ben vista dalla parte reazionaria della Chiesa.

Notavo come nelle parole del Pastore tedesco siano sempre assenti riferimenti alla valutazione soggettiva delle persone. Il buon cattolico non valuta, obbedisce. Quanto è detto non si discute, si osserva.

E mi veniva in mente una discussione fatta con un acceso teocon, nella quale si arrivò a parlare addirittura di matematica, a proposito degli assiomi. Il bravo ragazzo (intellettualmente onesto, devo dire) non sapeva che molti assiomi sono stati cambiati nella storia della matematica. Sono fatti che appaiono scontati e che si danno per veri perchè non li si riesce a dimostrare. Intanto si prova a dimostrarli (guardare il teorema di Fermat) e se qualcuno li confuta si cambia.

La differenza tra assioma e dogma è qui: il dogma non si cambia e basta. Il dogma è un bambino che punta i piedi. Chiunque critica il dogma e non gli consente di fare ciò che vuole è attaccato. Quasi non si distingue la differenza tra un'interpretazione rigida del cristianesimo e il comunismo. Secondo me il buon Ratzinger, che ha un cervello notevole, tutto questo lo sa bene e recita la sua parte, la parte del Papa secondo correttezza teologica per preservare un potere, quello della Chiesa, nei secoli dei secoli.

Bontà loro, come diceva Costanzo. Io resto laico e non mi sento di criminalizzare la Chiesa, pur non accettando certe derive più cardinalizie che papali. Se Dio non c'è, stiamo facendo casino inutilmente. Se c'è, mi auguro abbia più senno che certe teorie di comodo.
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mercoledì, 30 aprile 2008

Ultimamente sono andato due volte in banca. Devo dire che come esperienza siamo al limite del masochismo, probabilmente è seconda solo all’antico rito della carta vetrata al posto della carta igienica.

Mettiamola così. Entro, all’apertura, devo essere in ufficio entro le dieci. Mi trovo di fronte un macchinario con due bottoni: uno verde con scritto affianco “Operazioni in denaro” e uno rosso senza nessuna scritta. Mi prende la sindrome di McGyver e penso che premendo il rosso possa uscire una voce tipo “Questa filiale si autodistruggerà entro trenta secondi”.  Operazione in denaro, devo cambiare un assegno da poche centinaia di euro. Strappo il numerino, sono il 139. Guardo la bacheca, siamo al 103. A volte credo che i numeri non ripartano da zero perchè c’è imbarazzo nel mostrare che in tutta la mattina sono stati sbrigati venti clienti. In fondo, se un povero cristo entra alle undici, vede che servono il 40 e lui ha il 110, se ha un bypass potrebbe persino tentare il suicidio passando sotto il metal-detector fino a far scoppiare il ventricolo destro.

Attendo qualche minuto e mi diletto nel parallelo tra le banche milanesi e quelle napoletane. Innanzi tutto, a Milano, c’è poca gente. Le operazioni si fanno su internet per risparmiare tempo e denaro, mentre il cliente partenopeo (in questo caso giuglianese) sente il bisogno di toccare con mano, una per una, le banconote. In una banca milanese trovi tante sedie vuote. A Napoli invece, per socializzare, mettono otto sedie per trentadue persone: si ritorna ad un clima da scuola elementare, si gira in tondo e chi si siede è furbo. La nonnina novantaduenne può sperare di trovare qualcuno che la fa sedere, ma se tutti pur di non guardarla fissano fischiettando gli opuscoli non è perchè sentono il bisogno irrefrenabile di aderire alla nuova offerta “Fondo Cravatta” ma perchè di alzare il culo non ne vogliono sapere. In quel caso la vecchina, se è troppo timida per chiedere, può prenotare un prete. Sportelli aperti? Al Nord cinque o sei, al Sud quando apre il terzo scatta la hola tra i clienti.

Osservo i funzionari e trovo un’altra differenza. Il funzionario del nord sbriga il cliente, ripone i soldi o gli assegni, chiama il numero successivo. Quello giuglianese sbriga il cliente, ripone soldi e carte, si guarda in giro, si stiracchia, guarda il campanello con aria malinconica, va in bagno, torna, conta una mazzetta di banconote, la riconta, la triconta, scambia due chiacchiere col collega vicino rallentando la sua operazione e poi, dopo cinque minuti buoni, chiama il cliente successivo. Fatto con una decina di clienti vuol dire un’ora a sbafo, non male. Specie per chi aspetta. E siamo al 109.

Esco, faccio un bancomat, compro le sigarette, mi prendo un caffè, due chiacchiere col barista e torno in banca.  Siamo al 115 e si sono fatte quasi le dieci. Chiamo al lavoro, dico che ritardo, e intanto torno a casa e faccio un paio di telefonate urgenti. Torno dopo venti minuti: botta di vita, siamo al 129.

E’ a questo punto che inizio a notare i clienti. Mancano dieci numeri al traguardo, chiamano il 130 e non c’è. 131... 132... 133... 134: c’è! Mancano cinque numeri. Mentre sbrigano il 134 entrano tre tipi: sono il 130, il 132 e il 133 che erano fuori a fumare e avevano calcolato male i tempi. In un mondo civile dovrebbero ricevere un sonoro “Ci spiace” dai cassieri o, quanto meno, dovrebbero scusarsi con gli altri per l’errore e chiedere se possono lo stesso effettuare l’operazione. Invece si dispongono a falange, uno per ogni sportello aperto, senza chiedere permesso. In un paese civile dovrebbero ricevere delle badilate sui molari.

Passano anche quei tre, uno sportello sta per chiamare il 135 quando arriva lui, l’impavido vecchietto, che ha deciso di cambiare la pensione di tre anni in banconote di piccolo taglio. Si avvicina senza numero al banco e fa, con aria innocente: “Signurì, che mi potete cambiaro?”. Meriterebbero una risposta tipo: “Mi spiace, signore, ma alla sua età non si cambia più: dovrà restare cafone”. Invece la signorina (molto carina, ma non è un alibi) si mette a contare banconote. Il vecchietto: “Signurì, vi piacciono i frutti?”. Risposta affermativa. “Allora non vi farò mancare una cascetta di perzeche quest’estate”. Forse ho sbagliato io, magari col tasto rosso si chiamava lo sportello del baratto: pesche in cambio di soldi. La signorina ringrazia e avverte: “Però se dovete fare altre operazioni vi conviene andare di là”. “Di là” vuol dire agli sportelli senza numero, quelli per i clienti che non devono fare operazioni in denaro. Al Nord hanno la loro ragion d’essere, e a volte anche il numero: se devi fare un’operazione lunghissima non puoi intasare lo sportello di quelle veloci (per modo di dire). Al Sud, invece, lo sportello con l’operatore-personal banker è un attestato di merito, un’onoreficenza. Lì il mondo cambia.

Mentre i numeri scorrono a rilento ricordo quando ci andai l’ultima volta: aspettavo e un’idiota davanti a me intratteneva il cliente consigliandogli azioni (e fin qui è normale), parlando delle famiglie (meno normale), facendo battute (decisamente anormale) e prendendo il caffè (abbastanza insopportabile). Il colmo lo raggiunsi quando dopo mezz’ora il cliente (non l’operatore, il cliente!) vedendomi sbuffare disse “C’è gente che aspetta” e si sentì rispondere “No, senti, io non mi posso mica stressare... facciamo con calma”. Anche io avrei voluto fare con calma. Strappargli le unghie lentamente, una ad una...

Torno lucido, siamo al 137. A sinistra un tizio da mezz’ora maneggia con una serie di carte assurde. Vabbè, ci può stare. A destra una signora anziana travestita da giovane ad ogni passaggio chiede spiegazioni su cosa serva questa o quella carta. A un certo punto dice: “E per l’estinzione come faccio?”. Lì ho la conferma che non potrei lavorare in banca. Invece di rispondere: “Si tratta di un mutuo?” avrei minimo risposto “Guardi, qui fuori passa il 460, quando arriva si lasci andare. Se tutti fanno così riusciamo rapidamente ad estinguere i clienti rompicoglioni”.

Arriva il mio turno, con l’impiegata bonazza. Faccio il sorriso acchiappesco quando lei mi dice: “Mi sa che dovrà tornare tra tre giorni”. A quel punto, misteriosamente, come fossi un Pastore di sto Caucaso il sorriso muta in ringhio feroce. Lei confabula al telefono e mi dice: “Ok, possiamo cambiarlo”. Domanda: avete delle regole oppure gli assegni li cambiate a seconda dell’incazzatura del cliente? Ditemelo, la prossima volta vengo col mitra direttamente!

Uscendo guardo il tasto rosso. Lo premo sperando che davvero sia il pulsante di autodistruzione. Esco. Sono persino felice di respirare lo smog. Vado al lavoro.

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sabato, 26 aprile 2008
E sì... ebbene sì... dopo aver versato fiumi di inchiostro digitale in vista delle elezioni non ho dato un commento a caldo appena sono finite. Un po' ero al lavoro, un po' in giro per l'Italia, un po' volevo disintossicarmi da questa sbornia continuata.

Bisogna dirlo: da un punto di vista strategico le elezioni Berlusconi le ha gestite bene. Rispolverando il vecchio catenaccio all'italiana tanto caro a tecnici che hanno alimentato gli stereotipi sul nostro calcio, si è chiuso in difesa per gran parte della campagna elettorale. Ha attaccato solo alla fine, più per alleggerire la pressione che per altro. Qualcuno ha sussurrato che era tornato il Caimano, in realtà non credo che fosse così: dava solo una scossa per mantenere sveglia la coalizione. E ha vinto, rimesso incredibilmente in gioco da un giudice di Santa Maria Capua Vetere che ha dato il colpo di grazia al governo Prodi. Qualcuno potrebbe dire che è stata solo una causa occasionale l'inchiesta su Mastella, e avrebbe ragione: tuttavia se fosse arrivata un anno dopo avremmo già avuto probabilmente una collaudatissima "larga intesa" e a contendere la poltrona a Veltrusconi ci sarebbero stati Fini e Bertinotti.

Veltroni, poi, non ha perso. Ha perso il suo partito, ma lui no: ha limitato i danni e, vista la situazione di partenza, in fondo era ciò che ci si aspettava da lui. Il PD è la seconda forza del paese e ha tempo per ricostruire, probabilmente cinque lunghi anni. Anche perchè stavolta, probabilmente, Berlusconi darà davvero il federalismo fiscale ai suoi alleati made-in-Padania. Per il resto, non sembrano esserci disastri all'orizzonte. Il Cavaliere ha detto di voler essere ricordato come uno statista: un'esca abilmente gettata al Uolter nazionale. Io mi insedio, dopo di me vieni tu, e io vado a fare il Presidente della Repubblica.

Ma parliamo dei veri vincitori e dei veri sconfitti di queste elezioni. Partiamo dagli ultimi.

La Sinistra Arcobaleno tutto può dire tranne che non se la sia cercata. Però persino Fini, che non è l'ultimo arrivato, ha detto che la situazione del Parlamento non fotografa la reale composizione dell'elettorato italiano. In effetti, oltre al 3,2% di voti presi, SA può contare su un 2% che ha optato per il "voto utile", mettendo in relazione quella che dovrebbe essere una delega ad amministrare una nazione con una valutazione calcolata. Inoltre c'è il 3% di delusi di sinistra che si è astenuto: se il passato offre valide lezioni la metà potrebbe tornare all'ovile in presenza di un cambiamento convincente. E l'1,5% ha cambiato partito, ma andato a rimpolpare le fila di Ferrando e Turigliatto: anche qui una parte si potrebbe recuperare, comunque resta elettorato di sinistra. Un punto percentuale invece appare perso, e principalmente sono esponenti di Sinistra Democratica che hanno subito un processo di "moderazione".

Supposizioni personali? No, analisi dei flussi elettorali condotte da Ipsos. Insomma, la Sinistra Arcobaleno è riuscita nell'impresa di perdere metà del suo potenziale elettorale. Cause? Tantissime. Un cartello elettorale invece di un'alleanza, assoluta assenza di ricambio ai vertici (poi mi devono dire come un campano potrebbe votare Pecoraro Scanio, che non è l'unico colpevole per l'emergenza rifiuti ma ha fatto la sua parte),  mancata presa di contatto con l'elettorato, incapacità di fermare l'emorragia di voti a sinistra e al centro. Rimboccatevi le maniche, cambiate i leader e riprovate al prossimo giro.

La Lega, invece, ha stravinto. Ha condotto un'ottima campagna elettorale, anche a livello di marketing, con messaggi chiari e il ritorno in auge del feticcio-Bossi.

Una cosa mi è rimasta impressa: un'inchiesta tra gli operai che votavano Cgil come sindacato e Lega come partito e che dicevano apertamente di farlo perchè gli conveniva fare così.

Se non altro sono stati sinceri, in tanti fanno come loro. E mi stupisco quando vedo chi si stupisce e pensa che gli itaGliani non capiscano il livello basso della nostra politica.

E se lo capissero perfettamente? In fondo non si può votare per una persona che si reputa poco capace solo perchè conviene farlo?

ItaGlia, ItaGlia...
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domenica, 13 aprile 2008
Ho visto gente invitare al voto trisgiunto: "In famiglia siete tre, potete votare uno a sinistra, uno al centro e uno a destra?"...
Ho visto uno scrutatore cercare di annullare il voto ad uno che faceva di cognome "Senatore" perchè "Quella non era la scheda per il Senato"...
Ho visto il suo rappresentante di lista tacere imbambolato...
Ho visto offrire trenta euro per un voto...
Ho visto offrire cinquanta euro per un voto...
Ho visto offrire settanta euro per un voto...
Ho visto gente progettare di fotografare i fac-simile per farsi centocinquanta euro in un colpo solo...
Ho visto un candidato sindaco che alla domanda "Come utilizzare i soldi per la bonifica?" ha risposto "Per bonificare"...
Ho visto famiglie bipartisan, con un candidato per lato al Consiglio Comunale per non sbagliare...
Ho visto gente chiedermi se era possibile fare uno spazio televisivo autogestito "Cinque minuti dopo mezzanotte, tanto chi se ne accorge"...
Ho visto decine di inaugurazioni nell'ultimo mese prima delle elezioni...
Ho visto riparare una strada rotta da anni nell'ultimo mese prima delle elezioni...
Ho visto decidere una candidatura alle tre di notte perchè un dirigente di partito riteneva che quello fosse "Un giovane simpatico"...
Ho visto un assessore all'ambiente sostenere che era scandaloso che le ecoballe non fossero sigillate bene...
Ho visto nascere in diretta la teoria del cellophan che ferma il cancro, a saperlo prima...
Ho visto distribuire normografi col nome del candidato impresso su...
Ho visto un assessore con dieci deleghe...
Ho visto un Sindaco pensare di firmare le dimissioni da mille chilometri di distanza...
Ho visto un Consigliere Comunale passare da Rifondazione Comunista ad Alleanza Nazionale perchè "Lì c'è tanta gente divertente"...
Ho visto un'amministrazione approvare il piano di ristrutturazione urbana di un'altra città...
Ho visto il sindaco dire che era stato un errore della fotocopiatrice...
Ho visto un candidato sindaco telefonare in diretta allo spazio autogestito del rivale fingendosi un cittadino...
Ho visto il rivale rispondere "Ciao Totò"...
Ho visto manifesti elettorali attaccati sul portone di una chiesa sconsacrata con le punesse...
Ho visto manifesti elettorali che... "Come cazzo hanno fatto ad attaccarli lì?"...
Ho visto manifesti elettorali che... "Ma il simbolo del tuo partito non è quello!"...
Ho visto candidati che "Se riusciamo a ballottare"...
Ho visto barelle entrare in Comune perchè "Abbiamo bisogno del tuo voto"...
Ho visto gente che: "Ora sono a Roma per il direttivo nazionale, ci vediamo a Napoli tra un'ora"...
Ho visto gente che "Non è colpa nostra se c'è la congiuntiva economica negativa"...
Ho visto gente fare economia di congiuntivi...

Ho visto crescere una classe politica locale che può ereditare degnamente l'esempio che ci sta offrendo quella attuale.

Grazie ItaGlia!
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mercoledì, 09 aprile 2008
Emi mi ha fatto gli auguri in anticipo e la ringrazio enormemente. Vediamo chi me li farà il giorno stesso.

Se raggiungo una presenza è un successo. :-P

Comunque da oggi ho 28 anni. :-)
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lunedì, 07 aprile 2008
Non a me, anche se quelli potete farmeli dopodomani, ma al blog che ha raggiunto le mille visite.

Ringrazio i 600 visitatori, specialmente quello che è passato 400 volte.

Mica mica sarò io?
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lunedì, 07 aprile 2008
Gianfranco Fini... una persona che stimavo per la sua coerenza fino a qualche tempo fa, giusto prima che cadesse il Governo Prodi e che lui, dopo essere andato a destra per ritagliarsi uno spazio, tornasse al centro per far parte della Pdl e poi di nuovo a destra per dare una posizione ad un partito che rischia di essere inghiottito nella morsa "Grande Inciucio-Storace".

Oggi Fini ha detto che lo Stato ha il diritto di imporre che nelle moschee si preghi in italiano. Ora lo Stato deve dirmi anche in che lingua pregare! Chissà perchè per le messe in latino non ha battuto ciglio... ipocrisia massima.

Beh, se andassero al Governo e facessero una legge del genere, coerentemente sosterrei che andrebbe rispettata. Poi prenderei calzini, mutande e chitarra ed emigrerei in uno stato democratico.

Opportunismo politico da quattro soldi.
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sabato, 05 aprile 2008
E' da poco diventato il secondo Luciani più famoso della storia dopo Albino, Giovanni Paolo I. Non fa il Papa, ma è uno dei top manager della Telecom, si chiama Luca Luciani. A sentirlo parlare sembra un uomo nato con un carisma spontaneo, magnetico al punto di attrarre la platea anche senza dover parlare in maniera forbita. Uno talmente quotato che si alza 858.000 euro all'anno solo di stipendio. Forse per quello, quando ho sentito il suo discorso in una convention Telecom, non ho messo subito a fuoco la situazione.

Poche parole, secche. "Napoleone a Waterloo , una pianura in Belgio , fece il suo capolavoro , tutti lo davano per fatto , cotto , per la supremazia degli avversari , c’aveva cinque grandissime nazioni contro , delle forze in campo . Però strategia , chiarezza delle idee , determinazione , forza , Napoleone fece il suo capolavoro a Waterloo". Alla fine del discorso dice "Napoletone", e io rido un po' per quello.

Torno in chat con l'amico che mi aveva mandato il link e lui mi fa: "La prossima volta parlerà del capolavoro di Cadorna a Caporetto". Faccio CTRL-ALT-CANC col cervello e torno indietro. Scorro lentamente le parole...

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IL CAPOLAVORO DI NAPOLEONE A WATERLOO???????

IL CAPOLAVORO DI NAPOLEONE A WATERLOOOOOOOOOO???????

IL CAPOLAVORO DI NAPOLEONE A WATERLOOOOOOOOOOOOOOOOOO???????

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Non voglio infierire su un tizio che ha infierito così su se stesso, anche se i discorsi si dovrebbero un minimo preparare, almeno concettualmente: lo fanno i novellini, figuriamoci se non devono farlo i top manager...

Un mio amico ha giustamente detto: "La prossima volta parlerà del capolavoro di Cadorna a Caporetto o di quello di Ancelotti a Istanbul".

Per chi volesse vedere ed ascoltare la prodezza:
http://it.youtube.com/watch?v=D5FSE_m3OOU
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martedì, 01 aprile 2008
Una storia come tante, come capitò anche a una mia amica, ma stavolta è salita alla ribalta solo per il periodo particolare che viviamo. Pisa, due ragazze che chiedono la pillola del giorno dopo, si sentono rispondere (come riporta il sito de "Il Tirreno") che dovevano aspettare le 6 perchè il medico di turno era obiettore. Peggio ancora in una Guardia Medica della zona, dove era esposto il cartello che vedete nella foto (tratto sempre dal sito).

E allora io non mi incazzo, di più. E non mi incazzo in quanto iperliberista, non m'incazzo in quanto laico. In questo momento potrei anche pensarla come Giuliano Ferrara, ma m'incazzerei in quanto cittadino, puro e semplice cittadino.

Esistono le leggi, tutti dobbiamo rispettarle, anche se non ci piacciono. Io ritengo che paghiamo uno sproposito in tasse rispetto ai livelli di servizi che offre questo paese. Tanti la pensano come me al riguardo. Eppure non mi risulta che qualcuno arrivi al punto da mettere un cartello fuori al proprio negozio con su scritto "Qui non si pagano le tasse". E allora tu, medico, come ti permetti di scrivere "Qui non si prescrive la pillola"?

Non è una cosa che decidi tu, devi prescriverla, per legge. Si tratta di un contraccettivo emergenziale, non esiste obiezione di coscienza, che ti piaccia o no. Se la cosa non ti piace vota Ferrara, e se va al Governo ti permetterà di obiettare su qualunque cosa. Ma finchè valgono queste regole come io le rispetto anche tu le devi rispettare. Punto. Non c'è neanche da discutere, stavolta. Altrimenti domani mi alzo, pago le tasse che dico io, stabilisco di poter buttare l'immondizia dove mi pare e prendo un lavoratore in nero perchè così mi gira.

Siamo alle basi della democrazia: ci sono delle regole, si rispettano, se non sei d'accordo dai il tuo voto a chi la pensa come te e cambierà le regole, oppure fondi un partito.

Un teocon obietterebbe che per un cattolico i doveri morali vengono prima di quelli sociali. Ammirevole, e che sia chiaro come il sole che ho il massimo rispetto per gli ideali e i valori di quelle persone, anche se non li condivido. Ma sappiano i "dottori" in questione che in uno Stato per chi non rispetta le regole ci sono delle sanzioni. Spero che si vada fino in fondo, che partano provvedimenti disciplinari e denunce di rito. Spero che almeno stavolta i papapolitici non si mettano a fare casino.

Per quello che mi riguarda, se una delle ragazze in questione restasse incinta e intendesse abortire, sarebbe giusto che le spese gliele pagasse proprio il medico in questione. Ma magari non è previsto dalle leggi, e le leggi bisogna accettarle. Altrimenti la democrazia diventa un optional.
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sabato, 29 marzo 2008
Da un intervento di Berlusconi tratto dal sito del Giornale:

"Io non credo che ci siano così tanti italiani indecisi. Non sono elettori indecisi, sono persone che vogliono fare i fatti loro e se gli chiedi come voteranno ti dicono che non lo sanno. Sono invece sicuro che tra loro ci sono molti italiani che faranno crescere il distacco tra noi e il Pd".

Fermiamo le bocce e ragioniamo.

Indecisi=Opportunisti (Non sono elettori indecisi, sono persone che vogliono fare i fatti loro)
Opportunisti=Cdl (Sono invece sicuro che tra loro ci sono molti italiani che faranno crescere il distacco tra noi e il Pd)
Indecisi=Cdl

Se gli indecisi vogliono fare i fatti loro e molti vogliono votare per il Pdl... devo dedurre che Berlusconi spera nel voto degli opportunisti? Possibile... chi apprezza gli opportunisti tra voi? Molti magari sono opportunisti ma non li apprezzano, io non lo sono e non li apprezzo.

E ora lo sbandieriamo anche in pubblica piazza... apprezzerei la coerenza, se solo non fossi convinto che non si tratti di coerenza ma di sconnessione logica.

Ma tanto la gente non lo nota... è abituata a ragionare a soldi, pappa e figa. Come vorrei che dall'altra parte invece del pallido PD ci fosse qualcuno a cui poter dare fiducia con convinzione... invece devo assistere impotente a questo sfacelo. 1,2,3... CIAK: comincia "Il massacro di Fort Apache".
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